WOODY ALLEN AND NEW ORLEANS JAZZ BAND

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Per più di trentacinque anni, Woody Allen e la sua New Orleans Jazz Band hanno entusiasmato i pubblici con un coinvolgente mix di musica ispirata a New Orleans. Il suono della band è fortemente legato alla musica che Woody Allen ha amato e da cui ha tratto ispirazione fin dalla sua infanzia, da artisti leggendari come Sidney Bechet, George Lewis, Johnny Dodds, Jimmie Noone e naturalmente Louis Armstrong.


BIOGRAFIA


A metà degli anni ‘30, nasce a Brooklyn, nella periferia newyorkese, Allen Stewart Konigsberg, in arte Woody Allen.

Allen viene cullato, fin dalla sua infanzia, dalle musiche che ascolta alla radio.

«C’erano 4 o 5 radio in casa. Bastava accenderne una perché una musica magnifica, interpretata dai meravigliosi musicisti dell’epoca, si mettesse a “fluttuare” nell’aria».

Per altro, diventato regista, Woody Allen rende omaggio a questo periodo propizio della sua vita in “Radio Days”, un film del 1987. Questi ricordi indelebili traspaiono, tra le altre cose, nella colonna sonora della maggior parte dei suoi film, costituita generalmente da vecchi standard degli anni ’20 e ’40.

Un’epoca che corrisponde non solo all’età dell’oro del Jazz e delle Big Bands, ma anche della nascita del musical e del cinema parlato, nati tra Broadway e Hollywood.

La vita, come i film di Woody Allen, è piena di riferimenti alla musica e ai suoi idoli.

Il cineasta un giorno ha confessato che se non fosse diventato autore, attore e regista, da giovane sognava di diventare un giocatore di basket o di base-ball, poi, quando non ne avrebbe più avuto la capacità fisica, avrebbe desiderato finire la sua esistenza come musicista.

Nel 1984, in un’intervista sul “Nouvel Observateur”, precisa: «Non mi sarebbe dispiaciuto essere un grande musicista...Sidney Bechet, Arthur Rubinstein, o Charlie Parker».

Questa passione rimane uno dei fili rossi più evidenti nella sua opera: dal personaggio principale del film “Prendi i soldi e scappa”, che suona il violoncello nella banda cittadina, all’eroe di “Zelig”, che si fa passare per il fratello di Duke Ellington. Senza dimenticare, nel film “La rosa purpurea del Cairo”, l’immagine della dichiarazione di Jeff Daniels a Mia Farrow davanti ad un negozio di musica: «Mi piacerebbe sapere suonare uno strumento. E’ l’altra ambizione della mia vita: essere un grande violinista».

Nel film “Accordi e disaccordi” del 1999, Woody Allen narra la storia del singolare destino di un gangster chitarrista, interpretato da Sean Penn, la cui carriera è condizionata dalla supremazia indiscussa di Django Reinhardt (un altro dei suoi maestri). Il personaggio della storia è ispirato a più musicisti esistiti.

Clarinettista dall’età di 15 anni, dopo avere studiato il sax soprano, Woody Allen è un musicista che non sa solfeggiare, ma che può affermare di avere seguito (anche se per breve tempo) l’insegnamento di Gene “Honey Bear” (“Orso d’oro”) Sedric, un parente del grande Fats Waller.

All’inizio degli anni ’70, comincia ad esibirsi tutti i Lunedì come strumentista al Michael’s Pub (a Manhattan) con la “New Orleans Funeral and Ragtime Orchestra”.

Il suo nome non è però presente nel programma, poiché la sua presenza è molto aleatoria e assoggettata al suo umore.

Nel 1978, lui è là la sera in cui Annie Hall ottiene 4 Oscar.

Risultato: questo club di assai modesta reputazione, dove lui si mostra regolarmente per un quarto di secolo, diventa tra gli anni ’80 e ’90 il punto di ritrovo di tutti i turisti desiderosi di ammirare la star in carne ed ossa, anche se una buona parte della clientela se ne va frustrata per non aver potuto applaudire.

Dal 1996 è al Café Carlyle, situato all’interno dell’omonimo hotel newyorkese, dove si esibisce con i suoi compagni in quel jazz New Orleans che un giorno definisce “bagno di miele”.

Tra Febbraio e Marzo del 1996, si svolge la loro prima tournée di ventitré giorni attraverso diciotto città europee, dopo una memorabile presentazione all’Olympia di Parigi, che viene immortalata nel film “Wild Man Blues” dalla documentarista Barbara Kopple.

La musica ha sempre occupato un posto privilegiato nella vita e nell’opera di Woody Allen, che afferma di avere scelto il suo pseudonimo in onore al sassofonista e clarinettista Woody Herman, uno dei suoi idoli.

Allo stesso modo, il secondo nome di Satchel (il figlio avuto da Mia Farrow) è Satchmo (alias Louis Armstrong), in onore di un altro dei suoi dei, e Bechet, la figlia avuta da Soon Yi, è stata chiamata così in memoria del grande Sidney Bechet.

Nel 1973 unisce, per la prima volta, i suoi due talenti componendo la colonna sonora di “Woody e i robot” (un film di fantascienza) che fa interpretare alla “New Orleans Funeral and Ragtime Orchestra”, con la quale suonava, e alla Preservation Hall Jazz Band, un autentico gruppo della Nouvelle-Orléans, composto interamente da sessantenni.

Conclusione dell’esperienza:

«In questo film la parte più divertente è stata la registrazione della colonna sonora».

Il gusto personale di Woody Allen l’ha sempre spinto verso una ritmica melodica del jazz tradizionale, più che i virtuosismi dell’improvvisazione, che con Dizzy Gillespie erano al centro dell’attenzione.

Come musicista Woody Allen aspira più allo status d’interprete che a quello di innovatore e la sua pratica assidua del clarinetto gli permette soprattutto di riprodurre alla perfezione le sonorità del jazz delle origini.

Woody Allen è portato per una conoscenza enciclopedica della musica che traspare dal “colore” ben identificabile dei pezzi scelti, che compongono la colonna sonora dei suoi film da 25 anni, qualsiasi siano il genere e la tonalità.

Per questo “melomane” sembra che gli orologi musicali si siano definitivamente fermati negli anni ’50, ossia prima dell’avvento del rock, quel «chiasso assordante», come lo definisce generalizzando, quando gliene si da l’occasione, sempre per fare dello humor, naturalmente..

(Jean-Philippe Guerand)

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